lunedì 13 luglio 2009

Sigarette e allattamento

Ho già avuto modo di parlare degli effetti della nicotina sul bambino in allattamento in questo post.
Come ho già sottolineato, fumare in allattamento non provoca i danni che sono invece fortemente presenti qualora si fumi in gravidanza. Questo avviene perchè la quantità di nicotina che passa attraverso la placenta è decisamente superiore alla quantità di nicotina e cotinina (un suo metabolita) che dal latte materno viene ingerito dal bambino. Ciononostante alcuni effetti sono presenti.

In un recente studio, è stata valutata la qualità del sonno dei bambini, subito dopo l'allattamento da 15 donne fumatrici. Le donne hanno fumato 1 o 2 sigarette da 3 ore a mezz'ora prima della poppata. Il risultato dell'analisi è stato il seguente: la qualità e la quantità del sonno del bambino è scesa di molto. Nei giorni in cui le stesse mamme non hanno fumato, il bambino dormiva mediamente 84 minuti; il sonno degli stessi bambini è sceso a 53 minuti nei giorni in cui le madri hanno fumato prima dell'allattamento. Un calo del 37%. Inoltre sono frequenti i risvegli, seguiti da sonnecchiamenti di pochi minuti: classico esempio di sonno non ristoratore.
Ciò dimostra che il passaggio di nicotina dalla madre al latte, e quindi al bambino, avviene, e gli effetti sul bambino sono presenti. E questi effetti sono tanto maggiori quanto più vicina al momento della poppata è l'ultima sigaretta: le conseguenze più accentuate si sono registrate quando la sigaretta ha preceduto il pasto di mezz'ora; sono quasi inesistenti se invece passano 3 ore.

Un altro risultato dello stesso studio (che è più una considerazione personale dell'autore) è che i bambini che sono stati allattati da madri fumatrici hanno una maggiore propensione ad avvicinarsi alle sigarette durante l'adolescenza. Infine viene sottolineata la necessità di ulteriori studi sugli effetti a lungo termine della nicotina assunta durante l'allattamento, perchè probabilmente non sono limitati al solo disturbo del sonno degli infanti.
L'autore dell'articolo consiglia ancora una volta tutte le madri in allattamento di astenersi dal fumo (buona regola da seguire, per evitare anche l'accidentale fumo passivo cui il bambino può essere esposto).

VIA | News-medical.net
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sabato 11 luglio 2009

Le nuove Marlboro Gold Touch


Sono in commercio da qualche mese, ma le ho scoperte solo da un paio di settimane, perchè sullo scaffale del mio tabacchino di fiducia spiccava tra i tanti un pacchetto color nero. Incuriosito, sforzo un poco gli occhi e leggo sopra Marlboro: incredibile, una nuova marca di sigarette Marlboro!!

Chiedo così al tabaccaio cosa fossero, e mi risponde: sono le nuove Marlboro Gold Touch. Non potevo non provarle, e quindi compro un pacchetto. Inizialmente ero dubbioso, però quella confezione color nero ha attirato la mia attenzione.
Prendo il pacchetto in mano, e subito mi accorgo che è leggermente più piccolo del normale. Inoltre è color nero, molto "stilose" per dirla in termini pratici. Lo scarto, ed in effetti le sigarette hanno un diametro leggermente inferiore, ma sono della stessa lunghezze delle cugine Marlboro Gold (ex Marlboro Light). Ne accendo incuriosito subito una: hanno lo stesso sapore della Marlboro Light, però sono più leggere, non infastidiscono le vie respiratorie. E una volta terminata, danno la stessa soddisfazione.

Insomma, sembra di fumare le fedeli Marlboro Light; con alcuni vantaggi. Innanzitutto in termini di prezzo: le Marlboro Light (e anche quelle Rosse) costano 4.40€ al pacchetto; le Marlboro Gold Touch solamente 4.00€. Comincio a girare e voltare il pacchetto, per cercare le caratteristiche "tecniche", e ricevo una piacevole sorpresa: la quantità di catrame e di monossido di carbonio è abbastanza ridotta. Nelle Marlboro Light si trovano 9mg di catrame e 8mg di monossido di carbonio (CO); nelle Marlboro Gold Touch invece "solamente" 7mg e 7mg rispettivamente. Insomma, è un modo per farci meno del male.
Altra sorpresa è invece la quantità di nicotina: è la stessa sia nelle Marlboro Light, sia nelle Marlboro Gold Touch, ossia 0.6mg per sigaretta. In termini pratici, per un fumatore questo significa che la "soddisfazione" che ci darà questa sigaretta è identica a quella della cugina più forte.
Non sentiremo quindi il desiderio di fumare di più, e faremo meno male ai nostri polmoni.

La conclusione? Dopo circa 6 anni in cui ho fumato fedelmente le Marlboro Light, ho tradito il mio "primo amore", dedicandomi alle nuovissime sigarette nere!
E voi le avete provate? Cosa ne pensate?
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martedì 7 luglio 2009

Dipendenza, assuefazione ed abitudine alla nicotina: substrati neurobiologici

Vorrei cominciare questo post con la definizione di tre termini spesso usati come sinonimi: assuefazione, dipendenza e abitudine.

L'assuefazione ad una sostanza indica l'aumentata resistenza agli effetti di essa; è un termine usato per descrivere, ad esempio, la necessità di dosi sempre maggiori di una certa sostanza al fine di ottenere gli stessi risultati. Il substrato biologico di questo processo può essere una up-regulation dei recettori per tale sostanza (sempre più recettori espressi implicano la necessità di dosi sempre maggiori).

L'abitudine è invece una descrizione puramente psicologica dell'atto di assumere una sostanza di cui l'organismo può fisiologicamente fare a meno. Ciò che spinge l'uomo ad assumere quella sostanza è piuttosto l'ambiente esterno (e non quello interno): in termini pratici sono affetti da "abitudine al fumo" i social smokers.

La dipendenza è indubbiamente la situazione più pericolosa. L'organismo è in grado di sintetizzare una moltitudine di sostanze chimiche, ma se queste vengono somministrate dall'esterno, allora le vie metaboliche entrano in "riposo": il corpo non sintetizza più quella sostanza, al fine di risparmiare energia metabolica, dato che l'apporto di quella sostanza è sufficiente. Quando però si smette di assumere la sostanza per cui si è dipendenti, l'organismo non è più in grado (per un certo periodo) di sintetizzarla ex-novo, e compaiono quindi tutti i sintomi caratteristici della crisi d'astinenza.

Applichiamo questi termini generali alla nicotina.

L'abitudine alla nicotina gioca un ruolo fondamentale per iniziare il fumo. La sigaretta è spesso assimilata ad uno status simbol, è un oggetto che ci rende "alla moda", e ci permette di entrare nella cerchia dei fumatori. Un giovane fumatore alle prime armi, difficilmente proverà piacere dal fumo (spesso anzi è più il fastidio): ciononostante continuerà imperterrito se circondato da altri fumatori e da un ambiente che lo invoglia. Ben presto entrerà in assuefazione, ed infine in dipendenza.

L'assuefazione alla nicotina interviene perchè la molecola è in grado di legare i recettori nicotinici (il cui ligando naturale è l'acetilcolina), attivandoli. La continua somministrazione di nicotina induce l'up-regulation di questi recettori, ma modifica anche il re-uptake della dopamina (vedi prossimo paragrafo). La richiesta di nicotina quindi cresce sempre più: se all'inizio si fumano 2-3 sigarette al giorno, nel giro di pochi mesi si rischia di fumarne 20-30.

La dipendenza dalla nicotina risiede essenzialmente nella capacità di questo alcaloide di ridurre il recupero di un neurotrasmettitore, la dopamina. Questa molecola è molto rappresentata in tutto il sistema nervoso. Le principali sedi dove è espressa sono: il nucleus accumbens, la via nigro-striatale dei gangli della base.
Il nucleus accumbens (porzione esterna) è un gruppo neuronale funzionalmente collegato all'amigdala e all'ippocampo, e gioca un ruolo fondamentale nel circuito della motivazione e della gratificazione, così come nei comportamenti correlati alla ricompensa. Maggiore è la quantità di dopamina che viaggia in questi circuiti, maggiore è la sensazione di benessere che proviamo, ci sentiamo gratificati e pertanto desideriamo sempre più questa sostanza (assuefazione); a lungo andare si ha la dipendenza perchè questi circuiti smettono di sintetizzare adeguate quantità di dopamina, essendo attivata la trasmissione dopaminergica dalla nicotina (la nicotina aumenta il rilascio della dopamina e ne inibisce la eliminazione). Altre sostanze che modificano questi circuiti sono la cocaina, amfetamine, morfina, alcool, cannabinoidi.
La parte centrale del nucleus accumbens e la via nigro-striatale dei gangli della base utilizzano anch'essi la dopamina come neurotrasmettitore. Sono regioni dell'encefalo funzionalmente correlate con l'attività motoria. E' noto da tempo che deficit di queste aeree provocano disturbi motori, come il tremore. Non è un caso, quindi, che fumatori incalliti presentano tremori più o meno accentuati, specie della punta delle dita (provate ad estendere il braccio, tenendo la mano aperta, e osservate attentamente i movimenti della punta delle dita!).

Per approfondire, segnalo questo interessante articolo su Salus.it che tratta in maniera tecnica le basi biochimiche delle dipendenze patologiche da sostanze, con particolare riferimento alla nicotina.
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Storia del tabacco: origini e diffusione

Probabilmente la prima origine del fumare deve essere ricercata in cerimonie magiche, di carattere propiziatorio, allo scopo di attirare la pioggia producendo nuvole di fumo: durante questi riti si deve essere scoperto che il fumo di certe erbe esercitava un potere narcotico o eccitante sull'organismo.

Cristoforo Colombo e i suoi marinai osservarono che gli abitanti delle Indie Occidentali fumavano dei rotoli formati dalle foglie di una pianta strettamente avvolte in una delle foglie che avvolgono le pannocchie del mais.
Anche i popoli dell'America Centrale hanno fumato tabacco in pipe di pietra come i Maya dello Yucatan, nei cui templi sono stati trovati questi utensili sacri. Ma i Maya avvolgevano anche le foglie di tabacco nei teneri involucri delle pannocchie del mais, dando a questi rotoli il nome di sicar, da cui è derivata la parola sigaro; essi inoltre lo masticavano per procurarsi uno stato di particolare ebbrezza durante il quale credevano di mettersi in comunicazione con i loro morti.

L'introduzione del tabacco in Francia si deve anzitutto a tentativi fatti da un certo monaco André Thevet che aveva portato nel 1556 i semi dal Brasile; successivamente Jean Nicot de Villemain, ambasciatore di Francia in Portogallo, coltivò la pianta da semi ottenuti nei giardini reali portoghesi e nel 1560 ne mandava semi al re Francesco II e a Caterina De' Medici vantando le virtù medicinali dell'erba contro molte malattie.

L'uso del fumare fu introdotto in Europa prima nella Spagna verso il 1570, poi in Inghilterra dalla Virginia nel 1586, ma era adoperato nei primi anni, specialmente in Francia, per combattere il male di denti. Fu solo all'epoca di Luigi XIII che il fumare divenne un'abitudine voluttuaria, per quanto medici e scienziati cercavano di ostacolare questo vizio che ritenevano causa di diverse malattie.
Mentre l'abitudine del fumare si diffondeva fla le classi popolari, le classi elevate si mostravano restie al fumo e invece si abituavano a prendere il tabacco da naso.

In Turchia, dove fu introdotto nel 1605, l'uso del tabacco fu invano e aspramente combattuto: Murad IV giunse addirittura a far decapitare i fumatori. Si sospese allora il fumo e si usò il tabacco da naso, poi alla morte del sovrano si ritornò a fumare in modo tale che il detto fumare come un turco è divenuto proverbiale.
Nel 1605 i Portoghesi portarono il tabacco in Giappone, donde si diffuse nell'Asia orientale e meridionale.
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mercoledì 5 novembre 2008

Caratteristiche di alcuni tipi di sigarette

Le industrie produttrici di tabacco sono tante; le marche di sigarette ancora di più. Ogni società riesce a trovare una propria nicchia di mercato, alcune resistono, altre vengono acquisite da colossi mondali. Sono le leggi del mercato.
Una delle poche cose non soggette ad innovazioni, sono i tipi di sigarette sul mercato. Light, extralight, dure, morbide, in pacchetti da 10 o da 20, al mentolo o normali: di qualsiasi marca si parli, queste sono le tipologie vendute. E vediamone le caratteristiche.


  • Variante morbida. Non c’è una grande differenza a livello di sigaretta, rispetto alle sigarette dure. È difatti nel pacchetto la vera differenza: c’è chi preferisce il pacchetto duro (soprattutto le donne che lo mettono in borsa), e chi il pacchetto morbido (soprattutto gli uomini, perché più comodo da portare in tasca). C’è chi sostiene che il pacchetto morbido mantiene più umida la sigaretta, e quindi più piacevole.
  • Sigarette light. Differiscono dalle normali (che si possono chiamare Rosse, se si parla di Marlboro, o Gialle, se si parla di Camel) per due aspetti: la quantità di nicotina è ridotta (e così danno meno dipendenza), e il filtro è costituito da maglie leggermente più lasse, cosicché al fumo inspirato si mischi l’aria presente, risultando meno pesanti per il fumatore. Per il resto non cambia niente, e sfatiamo un mito: le sigarette light sono dannose esattamente quanto le sigarette normali; FORSE a lungo andare danno una dipendenza minore (vista la ridotta quantità di nicotina), e per chi fuma le Light sarà più facile smettere di chi fuma la normali... forse...
  • Sigarette extralight. Contengono una quantità di nicotina ancora più piccola rispetto alle light.
  • Sigarette al mentolo. Normali sigarette con l’aggiunta del mentolo tra gli eccipienti del tabacco. Particolarmente apprezzate dalla popolazione di colore americana, queste sigarette evitano (o almeno ci provano) il classico alito cattivo che tutti i fumatori incalliti presentano. Le marche che producono la variante al mentolo sono Philip Morris, Marlboro (ma non in Italia), Kent, Vogue, Select, Kim.

E voi quale fumate? Io sono fedele da anni ormai al mio pacchetto duro di Marlboro light da 20. o forse dovrei dire Marlboro Gold, come ultimamente va di moda chiamarle... -- Continua a leggere! --


martedì 4 novembre 2008

In macchina meglio non fumare!

Avete mai provato a fumare in macchina? E vi siete mai resi conto per quanto tempo distogliete lo sguardo dalla strada per accendere una sigaretta?
Probabilmente no, ma c’è chi lo ha fatto per noi: la Società Italiana di Tabaccologia (Sitab) afferma che accendersi una sigaretta al volante, è molto più pericoloso che rispondere al cellulare!


E forse per questo qualche mese fa era stata avanzata una proposta di legge che avrebbe proibito di fumare al volante.
Secondo la Sitab, difatti, per rispondere a una chiamata al cellulare ci si distrae per 2.1 secondi, mentre per prendere una sigaretta occorrono 2.9 secondi, cui vanno aggiunti altri 2.0 secondi per accenderla (se stiamo usando l’accendisigari della macchina, suppongo, perché se proviamo ad accenderla con un accendino e con il finestrino aperto, ci vogliono ben più di due secondi!).

Sono contrario ad una eventuale legge che prevede la proibizione di fumare in macchina. Anche perché serve sempre un certo buon senso: è sufficiente aspettare un semaforo rosso per accendere una sigaretta, anziché fare le “capriole” e i movimenti più assurdi per farlo in moto!

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Disclaimer

Questo blog non vuole in alcun modo incitare a cominciare o continuare il vizio del fumo. Il fumo nuoce gravemente alla salute. In nessun caso il blog è affiliato con le marche di sigarette o suppellettili relativi al fumo di cui si parla nei posts.

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